Andrea Mastrovito
1978, Bergamo, Italia
Andrea Mastrovito è uno degli artisti italiani più originali e trasversali della sua generazione. Formatasi all’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo, la sua ricerca fonde disegno, installazione, animazione e performance in un linguaggio ibrido e personale, in cui la manualità diventa veicolo di concetti forti e poetici.
Al centro del suo lavoro c’è spesso la rilettura dei grandi miti dell’arte, della storia e della letteratura, che Mastrovito destruttura e riassembla attraverso una raffinata operazione visiva e simbolica. Carta, colla, vetro, inchiostro e spilli sono i materiali privilegiati con cui costruisce opere fragili, stratificate, cariche di riferimenti culturali ma al tempo stesso visivamente sorprendenti.
Il suo immaginario spazia da Caravaggio a Walt Disney, da Dante a Pasolini, e prende forma in opere che spesso invadono lo spazio, creando ambienti totali o narrazioni immersive. Ha esposto in prestigiose sedi internazionali (New Museum, MAXXI, Museo del Novecento, MART) ed è particolarmente apprezzato per la sua capacità di coniugare impegno civile e sperimentazione formale. Attualmente vive e lavora tra Bergamo e New York.
In Trecento, Andrea Mastrovito sovrappone strati di carta velina, fissandoli con spilli, come a ricamare un affresco contemporaneo che fonde la pittura storica con l’effimero del collage. Il protagonista, un guerriero mitico con lancia e scudo, emerge da un fondo rosso fuoco, quasi a evocare la battaglia, l’epopea, il sacrificio.
Il titolo richiama con ironia e pathos il film “300”, ma anche un’intera tradizione culturale: Trecento come secolo della letteratura italiana, della pittura gotica, della costruzione dell’identità. La scritta sullo sfondo – “Preparatevi alla gloria” – è slogan, promessa e condanna insieme.
La tecnica, apparentemente leggera e infantile, disvela invece una tensione profonda tra eroismo e simulacro, tra la costruzione dell’immaginario collettivo e la sua inevitabile fragilità. Il collage diventa così un’arma poetica: decostruisce l’epica per restituircela come visione plastica, sospesa tra mito e memoria.
Quest’opera, oggi parte della collezione privata di Stefano Rastrelli, testimonia il valore di un’arte contemporanea capace di essere insieme ludica e tagliente, fragile e potente, visivamente incisiva e concettualmente stratificata.
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