Giuseppe Uncini

1929 – 2008, Fabriano (AN), Italia

Giuseppe Uncini è stato uno dei protagonisti più coerenti e innovativi dell’arte italiana del dopoguerra. Dopo gli esordi pittorici legati all’informale, approda negli anni ’50 a un linguaggio personale in cui materia e costruzione diventano un tutt’uno. È celebre per l’uso pionieristico del cemento, ferro e sabbia, con cui realizza opere che stanno a metà tra scultura e architettura, tra pittura e muro.

Con le serie dei Cementarmati e delle Architetture, Uncini indaga il rapporto tra spazio, ombra e volume, restituendo all’arte una gravitas essenziale, una poetica della struttura. Il cemento, per l’artista, non è solo materiale da costruzione, ma elemento espressivo e simbolico, che dialoga con la luce, la geometria e l’idea stessa di modernità.

Giuseppe Uncini Architetture n. 235 2007

Giuseppe Uncini

Architetture n. 235, 2007
Cemento e ferro, 65 × 52 × 13 cm
Archivio Uncini n. 07-021 – Fonte: archiviouncini.org

Questa scultura da parete fa parte della serie delle “Architetture”, una delle più emblematiche della maturità di Giuseppe Uncini. Blocchi di cemento e tondini di ferro disegnano una geometria silenziosa, dove la precisione costruttiva è accompagnata da una profonda tensione poetica. L’opera sembra evocare un frammento di muro, ma nello stesso tempo si distacca da ogni funzione per diventare segno e struttura.

Il cemento, ruvido e compatto, porta su di sé le tracce della cassaforma, mentre il ferro emerge come linea grafica tridimensionale, tracciando un ordine invisibile. Architetture n. 235 è un esempio perfetto della capacità di Uncini di trasformare la materia in idea visiva, in architettura mentale.

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