Gilbert & George
Gilbert Prousch (1943, San Martino in Badia, Italia) e George Passmore (1942, Plymouth, Regno Unito)
Gilbert & George sono una delle coppie artistiche più iconiche e radicali dell’arte contemporanea. Insieme fin dagli anni ’60, hanno fatto della propria immagine, presenza e vita il cuore pulsante della loro ricerca, costruendo un linguaggio visivo unico, in cui si fondono fotografia, performance, provocazione e ritualità urbana.
Dalla Londra delle rivoluzioni giovanili ai temi più scottanti della società globale, la loro arte è una dichiarazione permanente: ogni opera è un atto di esposizione, denuncia e sfida. Sempre elegantemente vestiti in giacca e cravatta, diventano parte integrante dei loro lavori, incarnando l’idea di “living sculptures” — sculture viventi — e trasformando la loro stessa esistenza in opera.
Presenze costanti nelle collezioni e nelle mostre dei più importanti musei del mondo, Gilbert & George sono amati da Stefano Rastrelli per la loro coerenza feroce e la forza immaginifica che travalica ogni moda, mantenendo viva l’urgenza di un’arte pensata per tutti, e per sempre.
In Beardalty, Gilbert & George si sdoppiano, si specchiano, si elevano in un’immagine dove il corpo si fa icona e il volto si trasfigura. Il fondo a reticolo nero, le cromie incendiarie e i dettagli digitali costruiscono un universo pop e solenne al tempo stesso, dove simboli crudi si intrecciano a un’estetica da vetrata contemporanea.
I due artisti — protagonisti assoluti — indossano completi rossi fiammeggianti e cravatte che sembrano codici. Le barbe, stilizzate in forma di fiamma o colata, sfociano in una doppia corona, creando una tensione tra identità, regalità e dissacrazione. Beardalty suona come una parola inventata, una fusione di “beard” (barba) e “royalty” (nobiltà): un gioco semantico e visuale che punta a ridefinire il potere, l’apparenza, il culto dell’immagine.
L’opera è parte della loro ininterrotta narrazione urbana, ironica e brutale, in cui ogni segno è carico di senso ma sempre ambiguo, sfuggente, perturbante. In Gilbert & George la bellezza non consola: disturba, interroga, riflette.
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