Aldo Mondino

1938, Torino – 2005, Torino, Italia

Aldo Mondino è stato uno degli artisti italiani più eclettici e anticonvenzionali del secondo Novecento. Formatosi a Parigi presso l’École du Louvre e l’atelier di William Heyter, ha frequentato il corso di mosaico all’Accademia di Belle Arti con Gino Severini e Riccardo Licata, dando avvio a una carriera artistica fortemente sperimentale e contaminata.

Nel corso degli anni ha attraversato stili e linguaggi diversi, con una vena ironica e colta che lo ha reso inconfondibile. Dal concettuale al figurativo, dal mosaico alla pittura ad olio su linoleum, fino all’uso di materiali non convenzionali come cioccolato, pane azzimo, perspex e ceramica, Mondino ha saputo trasformare l’arte in un terreno di gioco intellettuale e sensoriale.

Spesso attinto da tematiche esotiche e orientali, e da un immaginario ebraico, islamico e mediterraneo, il suo lavoro è sempre pervaso da un’ironia affettuosa, capace di rompere le convenzioni e riattivare il significato simbolico delle immagini. Le sue opere sono state esposte in sedi prestigiose, dalle Biennali di Venezia al Palais Lichtenstein di Vienna, al Museo Topkapi di Istanbul. Le sue opere fanno oggi parte delle collezioni permanenti dei più importanti musei italiani e internazionali.

Aldo Mondino Tauromachia

Aldo Mondino

Tauromachia, 2003
Smalto su piastrelle, 60 × 60 cm

Tauromachia è una delle opere che Aldo Mondino dedica al tema della corrida, sviluppato in una serie realizzata tra il 2003 e il 2004. In questa composizione, l’artista fonde tradizione e ironia, gesto epico e decorazione, utilizzando come supporto un pannello di piastrelle bianche su cui dipinge in blu cobalto figure di toreri e tori stilizzati.

L’impianto compositivo richiama sia l’iconografia classica delle maioliche mediterranee, sia il linguaggio visivo delle carte da gioco o degli azulejos iberici, arricchito da simboli e lettere che evocano stemmi, alfabeti araldici e riferimenti misteriosi. Come sempre in Mondino, l’arte si muove tra l’immagine e il segno, tra il gioco e il rituale.

Con lo sguardo ironico e disincantato che lo ha sempre contraddistinto, l’artista trasforma la violenza rituale della tauromachia in un teatro visivo sospeso tra tradizione e parodia, dove la griglia delle piastrelle incornicia e cristallizza la scena come in un’icona popolare.

Quest’opera, oggi parte della collezione di Stefano Rastrelli, testimonia la vitalità di un’arte contemporanea capace di parlare molte lingue, attraversare le culture, e restituire con leggerezza la profondità del mito.

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