Enzo Cacciola
1945, Arenzano, Italia
Enzo Cacciola è uno dei protagonisti della Pittura Analitica italiana. A partire dagli anni Settanta abbandona progressivamente la pittura tradizionale per concentrarsi sul rapporto tra materia, superficie e tempo.
Cemento, asbesto, colle industriali e pigmenti diventano strumenti centrali della sua ricerca. Le sue opere non rappresentano immagini, ma processi: la materia si trasforma, reagisce, si asciuga, si incrina e costruisce autonomamente la superficie del lavoro.
Ha partecipato a Documenta 6 di Kassel nel 1977 ed è stato invitato alle principali mostre dedicate alla pittura analitica e aniconica italiana.
Guardando questo lavoro si capisce subito che Enzo Cacciola non vuole mostrare bravura pittorica. Anzi, sembra quasi togliersi di mezzo.
Il cemento si stende, si assesta, si ritira, crea da solo le sue tensioni e le sue piccole trasformazioni. L’opera nasce più dal tempo che dal gesto. È come se l’artista preparasse una situazione e poi lasciasse che fosse la materia a decidere cosa diventare.
E forse è proprio questo che rende il lavoro così potente. Perché dentro una superficie apparentemente semplice resta intrappolato qualcosa di vivo: il peso del materiale, il tempo dell’asciugatura, l’attesa, persino l’errore.
Sapere che questi lavori nascono negli anni successivi al ’68 cambia completamente il modo di guardarli. Il cemento non è scelto soltanto per ragioni estetiche. È un materiale operaio, reale, lontanissimo dalla pittura tradizionale. Cacciola porta dentro l’arte qualcosa che appartiene ai cantieri, ai muri, alla città che cambia.
Alla fine quest’opera non parla di immagine. Parla di trasformazione. E più la si osserva, più sembra il risultato di un processo naturale fermato pochi secondi prima di continuare ancora.
