Piero Gilardi

1942, Torino, Italia

Piero Gilardi è una figura chiave dell’arte italiana contemporanea, riconosciuto a livello internazionale per aver rivoluzionato il rapporto tra arte, natura e tecnologia. Nato a Torino nel 1942, dove ha sempre vissuto e operato, debutta nel 1963 con la mostra Macchine per il futuro, anticipando di fatto molte delle tensioni artistiche e sociali degli anni successivi. I suoi Tappeti-Natura, realizzati in poliuretano espanso, diventano ben presto icone di un’arte che cerca di ricreare il mondo naturale attraverso materiali artificiali, suscitando meraviglia, ma anche interrogativi.

Negli anni ’70 si allontana dall’oggetto artistico per impegnarsi in progetti collettivi e politici, sperimentando forme di creatività diffusa in contesti internazionali, dal Nicaragua alle riserve indiane, dall’Africa alle periferie urbane. Rientrato nel sistema dell’arte negli anni ’80, Gilardi inaugura una fase di ricerca fondata sull’interazione con il pubblico e sull’uso delle nuove tecnologie, portando avanti un’idea di arte come esperienza viva, etica e condivisa.

Ha fondato il PAV – Parco Arte Vivente a Torino, dove tutte le sue esperienze si sono fuse in un progetto culturale attivo, partecipato e profondamente ecologista. La sua visione ha influenzato artisti, architetti, urbanisti e attivisti, costruendo un ponte tra estetica, politica e ambiente.

iero Gilardi Mele e Susine 30x30 Anni 2000

Piero Gilardi

Mele e Susine, Anni 2000
Poliuretano espanso e pigmenti su base quadrata,
30×30 cm

Con Mele e Susine, Gilardi riattiva la potenza iconica dei suoi celebri Tappeti-Natura, trasportandoci in una scena tanto semplice quanto disorientante. Frutti e foglie in poliuretano espanso, resi con stupefacente realismo e brillantezza cromatica, emergono come reliquie tattili da un mondo artificiale che imita la natura per rivelarne la perdita, la distanza.

L’opera è una sorta di falso iperreale: invita alla meraviglia sensoriale, ma anche alla riflessione. Quelle mele e susine, perfette e immobili, non marciranno mai. Sono icone immobili di un Eden sintetico, che mette in discussione il nostro rapporto con l’ambiente, con il consumo e con la memoria stessa della natura.

In Mele e Susine convivono ironia, bellezza, critica e nostalgia. Gilardi non imita il reale: lo sostituisce per farci sentire quanto ce ne stiamo allontanando. E nel farlo, conferma ancora una volta la forza visionaria della sua arte, capace di parlare a più generazioni e di restare attuale anche a distanza di decenni.

Scopri di più

Vai al sito web dell’Artista
(collegamento esterno)