Gian Marco Montesano
1949, Torino, Italia
Gian Marco Montesano è una delle figure più riconoscibili della pittura italiana contemporanea. Pittore, scrittore e regista teatrale, ha costruito negli anni un linguaggio personale che unisce memoria, cinema, fotografia e storia europea. Dopo un lungo periodo vissuto a Parigi, oggi vive e lavora tra Roma e Bologna.
Le sue opere sembrano spesso fotogrammi sospesi nel tempo: interni, volti, fiori, scene urbane e immagini che appartengono all’immaginario collettivo del Novecento. Il bianco e nero, elemento centrale della sua ricerca, richiama il cinema d’epoca e la fotografia storica, ma senza nostalgia decorativa.
Montesano dipinge immagini che sembrano familiari anche quando non sappiamo esattamente perché. Nel suo lavoro convivono eleganza visiva, memoria personale e riflessione sul modo in cui le immagini continuano ad abitare la nostra storia.
Ha partecipato alla Biennale di Venezia e le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private internazionali.
Gian Marco Montesano
Cafe de Paris, 2007 Olio su tela, 200 × 200 cm.In Cafe de Paris tutto sembra fermo per un istante. Il bancone, i bicchieri lasciati sui tavoli, le bottiglie, le tende pesanti, perfino quella grande insegna luminosa sul vetro sembrano appartenere a una scena appena abbandonata da qualcuno.
Montesano costruisce un ambiente quasi cinematografico, immerso in un bianco e nero morbido e lattiginoso che ricorda le vecchie fotografie europee del dopoguerra. Non c’è confusione, non c’è movimento. Eppure il quadro è pieno di presenza umana, anche senza mostrarla direttamente.
Osservandolo da vicino si ha la sensazione di entrare in un locale reale, vissuto, con un’atmosfera elegante ma anche malinconica. La luce riflessa sui vetri e sui tavoli rende la scena incredibilmente fisica. È uno di quei dipinti che cambiano a seconda del tempo che si passa davanti all’opera: prima colpisce l’immagine, poi arrivano i ricordi personali, le associazioni, le storie immaginate.
Nella collezione di Stefano Rastrelli, quest’opera porta con sé proprio questo: il fascino del cinema, della memoria e di certi luoghi europei che sembrano appartenere contemporaneamente al passato e al presente.
Gian Marco Montesano
Grazie dei fiori, 2007 Olio su tela, 120×100 cm.A prima vista sembra una semplice immagine floreale. Una grande rosa arancione, luminosa, quasi delicata. Ma osservandola meglio si capisce che Montesano non sta dipingendo soltanto un fiore.
L’immagine richiama certe stampe popolari italiane, i vecchi calendari, i depliant degli anni Sessanta e Settanta, quelle immagini rassicuranti e familiari che appartengono alla memoria collettiva di molte persone. La rosa occupa quasi tutto lo spazio della tela e perde qualcosa di naturale, diventando presenza, icona, ricordo.
I colori sono morbidi, leggermente sfumati, come se il tempo avesse consumato l’immagine senza cancellarla. Proprio questa ambiguità rende l’opera così interessante: è romantica e allo stesso tempo stranamente distante, come una fotografia ritrovata dopo molti anni.
Nel ciclo Grazie dei fiori, Montesano riesce a trasformare un soggetto semplice in qualcosa di molto più profondo. Non attraverso effetti spettacolari, ma usando immagini che fanno parte della nostra memoria visiva più quotidiana.

